Il relitto dell'Isola dei Cavoli
 
Presentazione
la Sardegna Catalano Aragonese
1353-1420 La Sardegna ai sardi

La Famiglia Carroz

Le Tombe
I castelli
Villasimius in età aragonese
Villasimius nelle antiche rotte
I falconi di Serpentara
Il relitto dell'Isola dei Cavoli
Gli Azulejos

 

 

 

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L’ Isola dei Cavoli viene ricordata ampiamente nelle fonti classiche e nella relativa cartografia.
Nell’ "Itinerario Antoniano", attribuito al tempo di Caracalla (211 - 217 d.C.), ma redatto in età posteriore, viene indicata a long. 33°00’, lat. 39°00’.
Assieme all’Isola di Serpentara, viene ricordata anche dal Fara(fine XVI sec.), che utilizza come fonti Plinio e Marziano Capella.
Il Fara cita l’Isola dei Cavoli fra quelle prospicienti la costa meridionale della Sardegna e così la descrive: “isoletta denominata Colloda da Plinio e Marziano Capella, ma nota alla gente come Isola dei Cavoli: si trova di fronte al Capo Carbonara insieme a due isolette dette Coltellazie e la sua linea di costa misura 5 miglia; in essa dimorano numerosi conigli e vi resiste una sola fortezza”.
Nelle carte tolemaiche l’Isola dei Cavoli appare col nome di Ficaria.
Il mare che circonda l’isola è stato spesso teatro di naufragi.
Relitti d’ogni epoca riposano da secoli in quei fondali a testimonianza della continua frequentazione della rotta passante al largo del Capo Carbonara da parte di navi sia mercantili che militari.
All’epoca da noi trattata appartiene uno di questi relitti: si tratta di una nave del XV sec. affondata, forse a causa di un fortunale, mentre doppiava il capo diretta dalla Spagna verso la Sicilia.

La nave e i suoi resti

Il relitto dei Cavoli risulta difficilmente identificabile a causa della scarsità dei resti che appartengono molto probabilmente alla parte inferiore della nave.
Data la varietà della tipologia navale dell’epoca, si dubita sull’identificarla con una nave mercantile, una nao o una carraça , o una nave militare.
I pezzi d’artiglieria rinvenuti vicino ad essa in varie campagne di scavo pongono un serio problema: si trattava dell’armamento della nave od erano da essi semplicemente trasportati?
I pezzi d’artiglieria rinvenuti, in numero assai significativo, sono del tipo chiamato “bombarda”.
La bombarda è un pezzo che cadde in disuso a partire dal XVI sec., sostituito da pezzi più sicuri ed efficaci.
I proiettili utilizzati erano di solito palle di pietra ma, a volte, si utilizzavano quelle di ferro.
Tra i resti della nave si trovano palle d’artiglieria di vario calibro, sia in pietra che in ferro.
Tenendo conto del momento propizio per quel genere di traffico, si potrebbe ipotizzare un carico destinato alle truppe aragonesi in Sicilia.
La quantità di munizioni recuperata però, appare insufficiente, per cui si potrebbe anche pensare all’armamento della nave.

Il carico del relitto

La nave trasportava una quantità non indifferente di vario tipo: piatti, ciotole, coppe, mattonelle di varie dimensioni.
Di grande interesse appaiono una serie di elementi decorativi (azulejos), destinati ad una casa o ad un palazzo nobiliare.
La famiglia proprietaria della casa (o del palazzo) è stata identificata con quella dei Beccadelli, famiglia al servizio dei sovrani aragonesi.
La famiglia Beccadelli ha un’origine sconosciuta, anche se appare già nel XII sec. a Bologna.
Nel 1355, in seguito alle lotte intestine sorte nella città di Bologna, Vannino Beccadelli emigrò in Sicilia.
Un celebre esponente di questa famiglia fu l’umanista Antonio Beccadelli, detto il Panormita.
Nella famiglia ci furono molti servitori reali e funzionari pubblici di una certa rilevanza.
Nel 1450 un Giovanni Beccadelli ottenne, per sé e per i suoi successori, la facoltà di poter collocare le proprie armi accanto a quelle del re d’Aragona sul blasone.