La Famiglia Carroz
 
Presentazione
la Sardegna Catalano Aragonese
1353-1420 La Sardegna ai sardi

La Famiglia Carroz

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Villasimius nelle antiche rotte
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Il relitto dell'Isola dei Cavoli
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I Carròs o Carroç (Carroz in castigliano) erano una famiglia di antica stirpe germanica che aveva fatto fortuna in Catalogna al tempo di Giacomo I il Conquistatore.
Nel 1240 il sovrano aveva donato loro dei possedimenti nel Regno di Valenza.
Capostipite della famiglia in Sardegna fu Francesco che, nominato ammiraglio da Giacomo II il Giusto, partecipò con 20 galere alla conquista dell’Isola assieme ai figli Francesco, Berengario, Giacomo e Nicolò.

Francesco ottenne per tal motivo numerosi feudi e importanti cariche politiche e militari per sé ed i suoi familiari.
I Carroz furono tra i pochi feudatari che risiedettero nell’Isola e divennero perciò così potenti da contare più del re.
Il vecchio Francesco e suo figlio Berengario furono governatori generali del Regno di Sardegna, mentre un altro figlio, Giacomo, fu Vicario di Cagliari.
Nel XV secolo vari Carroz rivestirono importanti cariche: fra di essi ricordiamo Berengario, Conte di Quirra, che fu governatore del Capo di Cagliari e capitano dell’esercito stanziato nell’Isola, Giacomo, Conte di Quirra, e Nicolò d’Arborea, che furono Viceré di Sardegna nella seconda metà del secolo.

La famiglia Carroz esercitò il suo potere su vasti territori dell’Isola.
Nel 1325 entrò in possesso del castello d’Ogliastra e, nel 1349, di quello di Quirra che insisteva sul territorio che, da Tortolì, andava a Tertenia, al Sarrabus, al Colostrai.
La famiglia godette anche delle rendite di vari villaggi, tra cui Settimo, Sinnai, Carbonara e vari altri nel Campidano, Nora, Pula, Chia nella Sardegna sud-occidentale, e molte altre ville ancora, fra cui vari territori dell’Arborea.
Il ramo comitale di Berengario si installò nel Castello di S.Michele, mentre quello di Giacomo, distinguendosi dal primo con l’appellativo di Carroz d’Arborea, si installò in città.
I Carroz d’Arborea erano imparentati , tramite il matrimonio di Benedetta, figlia di Giovanni di Bas Serra con Giovanni, figlio di Giacomo, coi sovrani d’Arborea.
Le due famiglie furono spesso in contrasto fra di loro a causa di questioni patrimoniali o diritti dinastici e a queste lotte intestine molti storici fanno risalire il mezzo secolo ed oltre di guerre fra Catalano-Aragonesi e Arborensi.
Sta di fatto che i Carroz, assieme ad altre grandi famiglie come gli Alagon e i Cubello, ressero le sorti dell’Isola per lungo tempo.

I Carroz e la storia di Sardegna

La famiglia Carroz ebbe un ruolo preminente nella conquista dell’Isola e nel mantenimento della stessa a fronte di diversi pericoli.
Nel 1323, quando Giacomo II il Giusto inviò nell’Isola una spedizione per risolvere il problema pisano, la flotta era al comando dell’Ammiraglio Francesco Carroz che portava con sé quattro figli, Francesco jr., Berengario, Giacomo e Nicolò.
Nel 1325 venne concesso a Berengario il primo nucleo di quello che sarebbe stato il vasto patrimonio feudale dei Carroz e che, poco tempo dopo, avrebbe incluso la “villa di Carbonaja”.

I Carroz assunsero ben presto il controllo delle istituzioni: Francesco aggiunse alla carica di Ammiraglio quella di Governatore, mentre Berengario, già Capitano, veniva eletto Podestà di Bonaria.
Portavoce di una linea dura, che intendeva utilizzare la forza per una conquista definitiva dell’Isola, la famiglia Carroz entrò in contrasto con la linea diplomatica dell’Infante Alfonso che, nel 1325, esonerò dal comando delle forze di terra il “superbus” Berengario. L’anno seguente, tornata la tranquillità, i Carroz continuarono ad ampliare i loro feudi.
Nella seconda metà del secolo, i Carroz appaiono sempre in primo piano: nel 1358 Berengario è il più importante dei feudatari coi suoi 40 villaggi.
Potentissimo, avvalendosi delle cariche di Capitano del Regno di Cagliari e del Castello di S.Michele, coi suoi uomini seminava il terrore in città.
Nel 1377, la guerra per l’Arbore contro Ugone alleato a Luigi d’Angiò, vide l’invasione del territorio dei Carroz a Quirra, impresa però fallita.
Negli anni ’90, Brancaleone Doria effettua scorrerie nei territori degli odiati Carroz, nel tentativo di far abbandonare i villaggi dagli abitanti. Nel 1406 riesce addirittura ad espugnare il Castello di Quirra.
Nel 1410 ha fine il Giudicato d’Arborea. La morte di Martino il Vecchio crea problemi di successione che si riflettono nell’Isola e vedono coinvolti i Carroz, il cui potere era ormai inattaccabile: praticarono la guerra di corsa, usarono la violenza per risolvere liti private, non ottemperarono agli obblighi feudali.
Nel 1420, il Conte di Quirra era il feudatario più potente in assoluto: possedeva tutto il versante orientale dell’ex Giudicato di Cagliari, la parte meridionale di quello arborense, alcuni possedimenti in Logudoro (fra cui Bosa ed Alghero) e in Gallura, il territorio di S.Michele, quello di Assemini e la zona di Pula.
Il ramo minore dei Carroz, quello dei Carroz d’Arborea, univa i suddetti possedimenti con la curatoria di Siurgus e la Barbagia Seulo, poi continuava sino a Terra Nova, eccetto la Baronia di Galtellì.
Unici feudatari in grado di opporsi ai Carroz erano i Cubello, poi proseguiti dagli Alagon, raccolti attorno al nucleo dell’ex Giudicato d’Arborea. Fra i due “bandos” avversi e fra i due rami dei Carroz scoppiarono annose liti patrimoniali in seguito ad intricate alleanze matrimoniali.
A partire dal 1475, fra gli Alagon e i Carroz fu guerra aperta, che si concluse nel 1478 con la battaglia di Macomer e la definitiva sconfitta degli Alagon. Il marchesato d’Arborea fu confiscato dalla Corona.
I due rami dei Carroz proseguirono le loro dispute patrimoniali, che videro come protagonista Violante Carroz, Contessa di Quirra.

Violante Carroz, Contessa di Quirra.

Una figura emblematica nella storia della famiglia Carroz è quella di Donna Violante Carroz, Contessa di Quirra (1456 - 1510).
Dopo la morte del padre Giacomo, avvenuta nel 1469, Violante fu messa sotto la tutela di Nicolò Carroz d’Arborea, che si affrettò a concludere un contratto di nozze fra l’ancora fanciulla Violante e suo figlio Dalmazzo. Morto Dalmazzo, nel 1478, sua madre Branda De Mur rivendicò presunti diritti sul contado di Quirra: la lite proseguì sino ai primi del ‘500 portata avanti dalla figlia Beatrice.

Recatasi in Spagna nel 1481 al fine di difendere i suoi diritti presso il sovrano, Violante rientrò nell’isola solo nel 1495-96. Nel frattempo era morto Filippo De Castre-So, secondo marito: i figli Filippo e Giacomo, ancora piccoli, diedero spunto per un’altra lite patrimoniale che si concluse ancora una volta a suo favore.
Nel 1503 morirono i figli Filippo e Giacomo: fu il periodo in cui ebbero inizio le liti per le sepolture.
Sia i Carroz di Quirra che quelli d’Arborea avevano le tombe di famiglia nella chiesa di S.Francesco di Stampace a Cagliari. La lite cominciò dopo la morte di Nicolò Carroz d’Arborea, quando le famiglie si incontrarono per i suffragi dei relativi defunti: Violante trovò le tombe dei suoi cari ornate con le insegne dei Carroz d’Arborea.
Nel 1504, forse proprio per risolvere la questione, la contessa decise di recarsi in Spagna e, temendo i pericoli del viaggio, fece redigere il testamento, in cui designava erede universale Guglielmo Raimondo Centelles, figlio della sorella bastarda Toda e di Luigi Centelles.
Come luogo di sepoltura indicava la zona accanto all’abside, in cui riposava il figlio Filippo.
Ma, qualche anno dopo, fu probabilmente la stessa contessa a dare nuove disposizioni sulla sepoltura, al fine di espiare una grossa colpa.
Si narra che nel 1508 Donna Violante abbia fatto impiccare, per motivi ancora ignoti, Don Giovanni Castanja, parroco dell’antico villaggio di Bonarsili.
Questo gesto insano suscitò l’esecrazione dei suoi vassalli e del clero locale.
La contessa di Quirra, scomunicata per l’assassinio commissionato di Don Castanja da Monsignor Marongiu, vescovo di Ales, venne arrestata e rinchiusa nel suo palazzo di Cagliari.
Per tale motivo Violante fu sepolta all’esterno della Chiesa, nell’angolo sinistro, come ricordano alcune fonti dell’Ottocento.