Gli Azulejos
 
Presentazione
la Sardegna Catalano Aragonese
1353-1420 La Sardegna ai sardi

La Famiglia Carroz

Le Tombe
I castelli
Villasimius in età aragonese
Villasimius nelle antiche rotte
I falconi di Serpentara
Il relitto dell'Isola dei Cavoli
Gli Azulejos

 

 

 

Sito Web ottimizzato per
Internet Explorer 5,
Netscape 4 o altri versioni superiori
Best View 800X600 pixel
WEBDESIGN


Gli azulejos (dall’arabo al zuleja: "piccola piastrella") erano delle piastrelle impiegate nella decorazione architettonica.
Appartengono alla famiglia dei lustri di cultura ispano-moresca. Per lustro si intende una tecnica nell’uso degli smalti per cui, sopra lo smalto e la vernice preventivamente cotti, si stende un sottile strato di pigmento di rame o d’argento commisto ad ocra. L’oggetto viene “ricotto” (800° circa) e la carenza di ossigeno favorisce l’assorbimento delle particelle, che si depositano sullo smalto, dandogli una particolare lucentezza.
La tecnica, già nota nel IX sec. d.C. in Mesopotamia, fu diffusa dalla penetrazione della cultura islamica in Europa, per influenza della Spagna del X secolo.
Se ne registra una larga produzione prima nelle manifatture moresche di Malaga e Granada (dal XIII sec.), poi in quelle di Manises e Barcellona.
Si tratta di azulejos quadrati (16x16 cm.), decorati di blu su bianco. Accanto ad essi sono state localizzate “losetas” quadrate (10x10 cm.), decorate ugualmente di blu su bianco, ma in questo caso con il tradizionale motivo islamico della rosa dei venti.
Vi sono poi altri pezzi, il cui motivo non è identificabile, alcuni più piccoli (7x7 cm.), altri rettangolari (19x9 cm.), necessari per alternarli alle “losetas” quadrate secondo il principio del dinamismo compositivo.

La presenza di un numero elevato di azulejos con uno stesso motivo araldico nel carico della nave è indicativa della funzione degli stessi.
Considerando il fatto che, accanto ad essi, è stato trovato materiale d’uso comune per l’edilizia, resta valida l’ipotesi che si tratti di un carico destinato alla decorazione di un palazzo nobiliare. La provenienza dei pezzi è identificabile con il centro valenzano di Manises.